venerdì 10 dicembre 2010

Giovani a "Scuola per la Pace"


Apprendiamo con piacere da una nota diffusa a mezzo stampa che la Regione Puglia ha deciso di sottoscrivere un protocollo d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e la Tavola della Pace al fine di mobilitare e diffondere la cultura dei diritti umani e della cittadinanza democratica. La firma è prevista per il prossimo 13 dicembre 2010 e vedrà la partecipazione del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, Lucrezia Stellacci e del Coordinatore nazionale della Tavola della pace, Flavio Lotti nel corso di una Conferenza stampa alla quale parteciperanno anche gli assessori regionali Alba Sasso, Nicola Fratoianni e Silvia Godelli

Il programma denominato “La mia scuola per la pace”, prevede la realizzazione di incontri, seminari e forum che avranno l’obiettivo di promuovere tra i giovani la riscoperta del significato autentico dei valori della pace, della giustizia e della libertà, valori al centro della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti umani di cui oggi ricorre il 62° Anniversario.

Pensiamo che riportare al centro del dibattito e della formazione delle giovani generazioni una nuova concezione della solidarietà internazionale e della tutela dei diritti, come richiamato dall’art. 1 della Dichiarazione, sia un passo ineludibile per poter ricominciare a guardare al futuro con un po’ più di fiducia.


Sel Giovani - Andria

giovedì 9 dicembre 2010

Bilancio, terminata Giunta. I commenti di Vendola e Pelillo


Sarà una manovra di lacrime e sangue. “Lacrime nostre, sangue del popolo” ha detto il presidente Vendola al termine della riunione di giunta sul Bilancio. “Il governo Berlusconi ha tagliato somme ingenti, circa 300 milioni di euro, sulle competenze che lo Stato ha trasferito alle regioni. La Regione Puglia con circa un miliardo di euro organizza la propria esistenza: a malapena si potranno pagare gli stipendi e poco più. Si tratta, come ho già detto, di un’opera di macelleria sociale fatta da Tremonti, con ferite purulente sulla carne viva dei ceti più disagiati”. Trasporti e welfare i settori più falcidiati: lo ha confermato l’assessore Pelillo. “E’ stata una manovra difficile. I dirigenti, per scriverla, non sono tornati a casa per giorni. Ci siamo trovati di fronte a esigenze nuove: un patto di stabilità invalicabile, tagli lineari impietosi dal Governo su tutti i settori anche i più cruciali, il piano di rientro. Nel 2011 queste esigenze saranno strutturali, e nei fatti abbiamo dovuto predisporre un bilancio sia preventivo che consuntivo quasi allo stesso tempo, pur in presenza di variabili non quantificabili.
Abbiamo tuttavia assicurato alcune priorità: il cofinanziamento dei fondi europei (93 mln), 34,5 mln per il piano di rientro, 17,5 mln per il fondo rischi,10 mln per l’ospedale della Murgia, 3 mln per le Università, un settore tagliato rispetto all’anno scorso ma che abbiamo voluto comunque finanziare”. Pelillo ha precisato che il bilancio autonomo assomma a circa 728 milioni di euro per le risorse disponibili.
“Per quanto riguarda l’articolato abbiamo confermato lo zero per le addizionali irpef e irba, mentre per l’irap siamo a disposizione per un confronto sulla crescita occupazionale per le nuove imprese. In più c’è la partecipazione al capitale sociale di Banca Etica, la destinazione del 5x1000 della Regione ai gravi indigenti e il comodato d’uso di stabili per l’università di Foggia (Palestra) e il comune di Brindisi (Tommaseo).


8 dicembre 2010
PressRegione

martedì 7 dicembre 2010

Giornata europea contro la corruzione, Fratoianni incontra delegazione giovani


Martedì 7 dicembre alle ore 9 presso l’aula del Consiglio Regionale l’Assessore regionale alle Politiche Giovanili Nicola Fratoianni incontrerà i giovani pugliesi che si recheranno il prossimo 9 dicembre a Bruxelles per la celebrazione della Giornata Europea contro la Corruzione.

Dalla Puglia, grazie al prezioso lavoro di sensibilizzazione dell’Associazione “Terra del Fuoco Mediterranea”, partiranno tre pullman di ragazzi provenienti da tutto il territorio regionale.

“Si tratta – ha dichiarato l’Assessore – di un appuntamento europeo di straordinaria importanza, che speriamo serva ad esportare, tramite l’appoggio delle istituzioni governative maggiormente sensibili a questi temi, la legge 109/96 nello scenario europeo, facendola divenire una direttiva comunitaria”.

fonte: Urp Regione Puglia

sabato 20 novembre 2010

Mentre Andria diventava Città...


Venerdì 19 Novembre Andria diventava Città e per questa ricorrenza, a parte l’addobbo a festa della Casa del Popolo, con annesse hostess (com’è classico fare di una certa parte politica), a consegnare il titolo di Città è sceso da quel di Roma il Ministro per gli Affari Pugliesi, Raffaele Fitto.

Proprio nello stesso giorno, circolava la notizia che il suddetto Ministro, nel praticare lo sport di impugnare leggi della Regione Puglia, ha impugnato dinnanzi alla Consulta anche gli «adempimenti» con i quali l’amministrazione guidata da Nichi Vendola intendeva adeguarsi alle direttive richieste da Palazzo Chigi per la sottoscrizione del piano . La prima, predisposta dall’assessore al Bilancio Michele Pelillo, riguarda le coperture previste dal Bilancio autonomo per il triennio di vigenza del piano dei tagli; la seconda, invece, «congela» le internalizzazioni. Come dire, un Ministro Pugliese, che dice di amare tanto la sua regione e i pugliesi,sta facendo di tutto per far commissariare la Sanità pugliese, solo per screzi politici con l’attuale Giunta regionale.

A parte questa breve digressione, vogliamo raccontarvi quello che è accaduto nel pomeriggio del 19 Novembre. Alcuni di noi, dopo aver letto la notizia sopra accennata, e dopo essersi ricordati della venuta di Fitto ad Andria, hanno pensato di distribuire un volantino per informare i cittadini di quello che Fitto stesse regalando alla nostra regione.

Armati di tanta buona volontà e di un centinaio di volantini, e pensando di essere in una delle cosiddette “democrazie occidentali” in cui è possibile esprimere liberamente il proprio pensiero, abbiamo cominciato la nostra attività di proselitismo, sotto Palazzo di Città. Ebbene, dopo aver distribuito qualche volantino, siamo subito stati fermati dagli agenti della Ps, che dopo aver visionato il contenuto del volantino, ci hanno invitato, perché senza autorizzazione, ad andare a distribuire volantini su Via Bovio. Siccome non era nelle nostre intenzioni rovinare la cerimonia che doveva APPARIRE perfetta, ci siamo allontanati dubbiosi e con un interrogativo: come mai sotto Palazzo di Città è necessaria l’autorizzazione e invece in Via Bovio non è necessaria?

Non è tutto.

Dopo aver assistito alla “militarizzazione” (eccessiva per un rappresentante del “Popolo”, normale per chi ha paura del malcontento del “Popolo”) della zona sottostante Palazzo di Città, con transenne e un dispiegamento di forze dell’ordine inaudito, abbiamo chiesto ai due Vigili Urbani, che piantonavano la scala di accesso al municipio, di assistere alla cerimonia e ci è stato impedito perché “la sala è piena”, mentre altri salivano perché accompagnati da “rappresentanti” istituzionali e non. Sembrava più una festa per pochi invitati che non per la Cittadinanza, come diceva il manifesto.

Dopo aver atteso che qualcuno scendesse, siamo entrati nell’aula consiliare.

Mentre noi, rispettosi delle Istituzioni presenti in aula, ascoltavamo in silenzio le parole del Ministro, qualche anziano ha avuto da ridire ad alta voce e la colpa di ciò è stata attribuita a noi, dagli agenti della Ps che ormai ci controllavano a vista. Così ci hanno “invitati” a tacere e per intimorirci ci hanno piazzato due agenti dietro, come se fossimo dei sovversivi, che sono stati in nostra compagnia per quegli ultimi minuti che restavano della cerimonia.

Terminando, pur rispettando il lavoro che egregiamente le forze dell’ordine svolgono giornalmente per garantire la nostra sicurezza, sinceramente non ci aspettavamo questo trattamento proprio nella giornata in cui Andria diventava Città.

Abbiamo sentito sulla nostra pelle il disagio di chi è limitato nella sua libertà di partecipazione civile.

Se questi sono i presupposti della nascita della Città, preferivamo restare un Comune.

F.to I militanti di SEL Andria


martedì 16 novembre 2010

17 Novembre: riprendiamoci il futuro

Appello della Rete della conoscenza



Agli studenti e alle studentesse
Ai lavoratori e alle lavoratrici
Alla società civile tutta

Il 17 Novembre del 1939 gli occupanti nazisti uccisero 9 studenti all'Università di Praga e i loro insegnanti. Il 17 Novembre del 1973 un carro armato abbattè il politecnico di Atene per reprimere la rivolta studentesca contro la dittatura militare. Il 17 Novembre 1989 in Cecoslovacchia la commemorazione del '39 divenne l'inizio della rivolta contro il regime.

17 NOVEMBRE 2010 – International day of students
Appello italiano

Il futuro della nostra generazione non è mai stato così precario. Dopo aver salvato le banche con ingenti investimenti di denaro pubblico, i Governi hanno ricominciato con la spensierata politica di deregulation e privatizzazioni che aveva generato il disastro, sottovalutando l'emergenza sociale generata dalla crisi e dall'esaurimento delle risorse energetiche.
L'auspicabile inversione di tendenza basata su una libera conoscenza, su un rinnovato ruolo del pubblico in economia e sulla sostenibilità sociale e ambientale dello sviluppo non è mai avvenuta.

La crisi economica, al contempo, si è trasformata in alibi per nascondere il degrado sociale, politico e culturale del nostro paese, ha accelerato lo smantellamento dei servizi sociali e del sistema formativo in atto ormai da 30 anni. Quelle in cui passiamo le nostre giornate sono ormai non-scuole e non-università, svuotate di contenuti, servizi e diritti, e di cui si è smarrito non solo il funzionamento ma anche e soprattutto la funzione, la missione culturale, civile e sociale.
Dietro la retorica della meritocrazia e dell'efficienza si nasconde un drammatico gioco di potere sulle spalle della nostra generazione.

I tagli alla scuola, l'università e la ricerca pubblica non sono solo correttivi di bilancio, sono un taglio al nostro futuro, sono un taglio al futuro del nostro paese. Non serve fare l'elenco di tutti i provvedimenti che hanno portato a questo disastro, siamo convinti che sia sotto gli occhi di tutti/e la progressiva condizione di dismissione in cui versano i luoghi della formazione. Una società più ignorante è una società meno libera, dove le coscienze sono ostaggio del pensiero dominante, dove le nostre vite hanno un valore solo perchè consumiamo ciò che il mercato ci impone. Questa è la logica che sta sedimentando nei nostri territori sempre più discriminazione, intolleranza, esclusione e ingiustizia sociale.

Sin dalle grandi manifestazioni dell'Onda del 2008 ci mobilitiamo per denunciare il disinteresse della politica per lo sfascio in cui versano scuole e università, nonostante il permanente stato di agitazione di migliaia di studenti e studentesse il Governo ha deciso di proseguire su una strada miope. Il nostro non è più un paese democratico, alle istanze che hanno riempito le piazze ha corrisposto una reazione che oggi si dimostra essere più feroce delle più tristi previsioni. Le sofferenze delle nuove generazioni, l'incertezza per il futuro, la condanna alla precarietà non sono più una questione pubblica, la politica verso questi temi è vuota di senso, distante, autoreferenziale, impegnata troppo spesso a difendere le proprie rendite di posizione.

Sarebbe infantile, oggi, illudersi che sia sufficiente difendere i luoghi della formazione così come li conosciamo, non vogliamo costruire “scuole e università d’oro in un mondo di merda”. Noi esigiamo un reale cambiamento ma allo stesso tempo siamo convinti che sia arrivato il momento di praticare l'alternativa nei luoghi reali in cui la nostra società si compone. Non possiamo più delegare all'attuale classe politica un così arduo compito, è arrivato il momento per ognuno di noi di fare la nostra parte.

Ciò che è rimasto di scuola e università è la loro natura di luoghi collettivi, in grado nonostante tutto di offrire la possibilità di un'esperienza quotidiana condivisa a milioni di persone; proprio nei luoghi della formazione siamo convinti si possa sperimentare e condividere quelle pratiche di comunità, solidarietà e mutualismo che si contrappongono in maniera radicale alla frammentazione e alla competizione che la precarietà ci impone. Questa opportunità, resa manifesta dalle mobilitazioni di queste settimane, unita alla debolezza del Governo costretto a rinviare il ddl Gelmini, va colta senza esitazioni. In queste settimane siamo attivamente impegnati nel percorso di costruzione di un'AltraRiforma delle scuole e dell'università, un percorso partecipato teso alla costruzione di un vero cambiamento che parta da chi questi luoghi li vive quotidianamente.

Ma questo lavoro, perché abbia senso, dev’essere un tassello di un percorso più ampio. Abbiamo partecipato in massa alla manifestazione del 16 ottobre indetta dagli operai della Fiom perchè siamo convinti della necessità di rilanciare una grande battaglia generale di trasformazione di un'Italia ridotta in frantumi. Vogliamo rispondere all'attacco ai nostri diritti che vede nel collegato lavoro, approvato poche settimane fa, solo l'ultima rappresentazione legislativa. Vogliamo che ci vengano restituiti i fondi per il diritto allo studio, furto perpetrato negli anni dalle ultime finanziarie, ma non solo.
Vogliamo contrapporre alla guerra tra poveri un nuovo vissuto di solidarietà e cooperazione. Vogliamo che la battaglia in difesa del sapere intraprenda una strada nuova: quello della Ripubblicizzazione.

Così come l'acqua e il lavoro anche la conoscenza è vittima dello sfruttamento del mercato. Per questo la nostra idea di ripubblicizzazione passa attraverso un reale protagonismo dei cittadini a tutti i livelli decisionali. Solo così si può parlare di vera democrazia e di liberazione dei beni comuni. Vogliamo essere protagonisti del nostro tempo, liberi dai condizionamenti sociali e familiari, perciò rivendichiamo un nuovo welfare universale che ci liberi dalla precarietà e dalla schiavitù, un reddito di formazione e di cittadinanza che tramite servizi pubblici e forme di sostegno, ci sappia garantire l’autonomia che meritiamo nelle nostre scelte e nella determinazione dei nostri percorsi di vita. Chiediamo di entrare davvero in Europa. Con i nostri fratelli e coetanei francesi, che proprio in questi giorni si stanno mobilitando, più che la moneta unica condividiamo proprio l'incertezza per il nostro futuro messo a rischio dalle politiche neoliberiste e reazionarie dei governi del mondo, incapaci di dare una risposta reale alla crisi da loro provocata.

Scendiamo in piazza il 17 Novembre, in Italia come in tutto il mondo, perchè siamo convinti che la conoscenza sia uno straordinario strumento di liberazione di tutti e tutte. Scendiamo in piazza perchè crediamo che puntare su una scuola, un'università e una ricerca pubblica significhi riconoscerne lo straordinario valore sociale, l'unica possibilità per immaginare un'uscita da tutte le crisi tesa al miglioramento delle condizioni di vita di ognuno. Scendiamo in piazza, e chiediamo a tutti i cittadini di fare lo stesso, perchè questa non può essere solo la nostra battaglia ma al contrario, è la battaglia di chi crede che un'alternativa all'Italia del declino sia possibile anzi necessaria.

Scendiamo in piazza il 17 Novembre, in occasione della giornata internazionale degli studenti e delle studentesse, non a caso. Negli anni questa è diventata una data simbolo di studenti e studentesse che hanno pagato la vita per esprimere la propria indignazione contro ogni forma di oppressione e autoritarismo. Noi ci sentiamo interpreti di questo spirito che vive in noi.

In Italia scendiamo in piazza il 17 Novembre per lanciare una nuova e pacifica battaglia di liberazione, la nostra.





Art. 88 e dintorni


Nel pomeriggio ho fatto le mie ricerche riguardo alla possibiltà dello scioglimento della sola Camera dei Deputati paventata dal (spero ancora per poco) Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Cerco, cerco... pareri, sentenze, opinioni...

Insomma... non riesco a capacitarmi della possibilità che si potrebbe aprire all'orizzonte.

In Buona sostanza, rilevo che l'art. 88 della Costituzione Italiana prevede tra i poteri di scioglimento delle Camere affidati al Presidente della Repubblica la anche sola facoltà di esercitare questa esclusivamente per una delle due Camere...

Ebbene si... ma non mi scoraggio... perché ogni buon libero pensatore si sarà posto come me il problema, del tutto plausibile, del "se a vincere le elezioni fosse una maggioranza differente su ciascuna camera?" (in pratica il fenomeno della coabitazione che già l'ordinamento francese ha visto per ben tre volte nella sua storia)... insomma... non di certo una bella prospettiva, per uno Stato come il nostro che necessita ora più che mai di un cambio di governo per porre mano ai provvedimenti che a gran voce si richiedono... dai precari, ai disoccupati, ai pensionati... ma anche dalle imprese.

Se però il testo della costituzione recita quanto detto, è cercando ancora che trovo delle risposte: in un parere pubblicato sul sito di una casa editrice , si evidenzia come l'art. 88 già in passato sia stato discusso in dottrina: difatti la maggioranza di questa ritiene che tale disposizione sia inconciliabile con la modifica subentrata ad opera della legge costituzionale del 9 febbraio 1963, n. 2, che istituisce, tra le altre, la parificazione della durata delle due camere (nella carta costituzionale approvata nel 1948, la camera aveva una durata di 5 anni e il senato di 6; le elezioni sfalsate incrementavano la possibilità di maggioranze incoerenti).

Nonostante la mancata modifica dell'articolo 88 della costituzione, la dottrina giunge alla conclusione che la riforma del 1963 ha introdotto nel sistema precedente delle modifiche così radicali e sostanziali da indurre a sostenere, forse, troppo audacemente, che "essa ha anche implicitamente abrogato l'articolo 88 della Costituzione, appunto, lì dove esso prevede la possibilità di sciogliere anche una sola delle assemblee elettive".

Questa diatriba dottrinale può interessare o meno, ma l'attualità rende evidente che Mister B. pur di non abbandonare i palazzi del potere è disposto a forzare la macchina istituzionale...

Staremo a guardare Napolitano che, mi auguro, non firmerà...


Valentina Lomuscio

sabato 13 novembre 2010

A noi piace porta a porta


Ancora una volta assistiamo a dichiarazioni sulla problematica rifiuti, che a definir stravaganti è poco.

Il movimento Fare Ambiente sostiene che per incrementare le % di Rd è necessario aumentare il numero di isole ecologiche in Città, riconoscendo, a chi va a conferire nelle suddette isole, uno sgravio sulla Tarsu.

Ebbene, è stato affermato che incrementare il numero di isole ecologiche ha un costo minore rispetto alla raccolta rifiuti porta a porta. Non so a che tipologia di isola ecologica facesse riferimento la responsabile del movimento, ma se si tiene in considerazione un’isola ecologica come quella di Via Stazio, facendo semplici calcoli matematici, il costo dell’incremento delle isole ecologiche sarebbe pari ad una cifra con sei zeri, cioè più o meno lo stessa somma necessaria per realizzare il porta a porta nella Città di Andria. Perché si dovrebbe finanziare l’incremento di isole ecologiche, che in passato non hanno funzionato o hanno funzionato ben poco? Perché, invece, non si deve sostenere la raccolta dei rifiuti porta a porta che, nelle Città in cui è sta applicata ha fatto schizzare la Rd al 50%,nel giro di pochi mesi? Si sa la politica è fatta di scelte, e noi preferiamo il porta a porta perché crea lavoro più delle isole ecologiche, perché è più efficace per raggiungere elevate percentuali di Rd e perché si eviterebbero inutili colate di cemento.

Inoltre, nella nota diramata da Fare Ambiente, si legge: ” … Puntare dunque a riconoscere uno sgravio della tassa che tenga conto della capacità di differenziare dei cittadini e non solo dei metri quadrati della casa o del ripostiglio”. Un po’ di chiarezza su questa cosa sarebbe opportuna, perché che senso ha, continuare a pagare la Tarsu con qualche sconto irrisorio, quando la normativa vigente prevede il passaggio da tassa a tariffa che agevolerebbe le famiglie “virtuose”? L'istituzione della tariffa è ascrivibile all'art. 49 del decreto Ronchi, il cui decreto attuativo è il DPR 158/99. Il Testo unico all'art. 238 ha abrogato la tariffa "Ronchi" e ne ha definito una nuova demandando la definizione dei criteri di calcolo ad un decreto attuativo non ancora emanato. Fino alla sua emanazione, ai sensi del comma 11 del citato articolo, si considerano vigenti le precedenti discipline regolamentari. Il comma 184 dell'art. 1 della l. finanziaria 296/2006, così come modificato dall'art. 5 del Dl. 208/2008 ha prorogato il regime di prelievo ante 2006, in materia di rifiuti, al 2009 in attesa dell'emanazione delle disposizione attuative del Tu.

In definitiva, allo stato attuale, è facoltà del comune/ato decidere se passare dal regime di tassa a quello di tariffa.

L’auspicio è che l’Amministrazione comunale non accolga la disponibilità del movimento a sostenere una campagna di sensibilizzazione intitolata “più differenzi e meno paghi recandoti alle isole ecologiche”, altrimenti sarebbe l’ulteriore dimostrazione che si sperpera denaro pubblico, per campagne di comunicazione che non sortiscono alcun effetto sulla società o i cui risultati rimangono segreti (vedi campagna sulla Villa Comunale).

Finendo, SEL ribadisce il proprio SI alla raccolta differenziata porta a porta, che deve essere inserita nel nuovo bando per l’aggiudicazione della gestione del servizio rifiuti cittadino (se può servire abbiamo già pronto il piano industriale per far ciò), e al passaggio da Tassa a Tariffa ,così come disposto dalla legislazione vigente, che premierebbe le famiglie più “virtuose” che si differenziano da chi non differenzia.


Michele Lorusso

lunedì 8 novembre 2010

Non passeremo alla scoria


L’8 Novembre ricorre l’anniversario di un avvenimento importante per l’Italia, che ha segnato una vero e proprio cambiamento rispetto al passato. Certamente non mi riferisco all’anniversario di una ricorrenza ideologica e di scarsa consistenza nel sentire popolare, quale la Caduta del muro di Berlino (imposta con una legge nazionale approvata in fretta e furia) che l’Amministrazione comunale festeggia con soldi della collettività, ma mi riferisco a un avvenimento avvenuto due anni prima dell’8 Novembre del 1989, l’8 Novembre del 1987, cioè il referendum che sanciva il definitivo abbandono del nucleare in Italia.
E’ notizia di questi giorni, che il Governo Berlusconi, fregandosene ancora una volta della volontà popolare espressa tramite il referendum, che portò all’abbandono del nucleare in Italia, abbia cominciato a porre i primi tasselli per permettere il ritorno del nucleare. Infatti, si è proceduto alla nomina del Presidente e dei quattro membri del collegio dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, che tra le altre cose, avrà il compito di individuare i siti che ospiteranno le nuove centrali.
Una riflessione su queste nomine sarebbe opportuna e andrebbe fatta all’interno del partito di riferimento del Presidente di quest’Agenzia, cioè il Sen. del Pd, Umberto Veronesi.
Una presa di posizione del suddetto partito sarebbe necessaria per capire definitivamente se sia favorevole o meno al ritorno del nucleare in Italia.
SEL ha sempre sostenuto la propria contrarietà a questo tipo di produzione di energia per diversi motivi. Eccone alcuni:
1. l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle quantità e nel tempo, che per di più ha visto i suoi costi aumentare in modo vertiginoso;
2. non è affatto senza emissione di CO2 perché ne produce per l’estrazione del combustibile, durante la costruzione della centrale e nella fase del suo smantellamento;
3. nessuno dei problemi segnalati dalla tragedia di Cernobyl è stato risolto e quindi il nucleare civile continua ad avere problemi di sicurezza per le popolazioni non risolti anche durante il funzionamento ed un enorme impatto ambientale legato alla produzione di scorie radioattive che inevitabilmente si accumulano nell’ecosistema e graveranno sulle future generazioni per migliaia di anni. Va ricordato che in presenza di impianti nucleari è obbligatorio un piano di evacuazione delle popolazioni in caso di incidente grave, con l’abbandono di ogni attività, con pesanti restrizioni per le persone come vivere sigillati in casa;
4. espone il mondo a rischi di proliferazione delle armi nucleari e al terrorismo, del resto questo è l’argomento che viene portato contro l’Iran poiché la tecnologia in uso è stata pensata per produrre plutonio e la generazione di energia elettrica ne è un sottoprodotto;
5. non è in grado di risolvere né il problema energetico né quello del cambiamento climatico, infatti le risorse di uranio, già oggi scarse, non sarebbero sufficienti di fronte ad un aumento ulteriore della domanda ed è quindi inutile sperare di aumentare la capacità installata in maniera tale da coprire una quota significativa della nuova domanda di energia, né di sostituire la quota fossile;
6. ha dei costi economici e finanziari diretti ed indiretti troppo elevati che in realtà gravano sulla società e sulle finanze pubbliche e inoltre è una tecnologia che usa e spreca enormi quantità d’acqua;
7. comporta un modello di generazione di energia centralizzato, basato su centrali di elevata potenza, che non garantiscono sicurezza e tanto meno assicurano il diritto all’energia diffusa nel territorio. Infatti, il nucleare è un modello che richiede sistemi di gestione autoritari, centralizzati e antidemocratici. Non a caso le centrali nucleari civili sono considerate come gli altri siti energetici alla stregua di siti militari.
Ormai è matura una scelta energetica a favore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili che un programma di incentivi pubblici e l’utilizzo della leva fiscale possono e devono promuovere.
Uscire dal petrolio e dalle energie fossili e non rinnovabili senza il nucleare si può, grazie ad un’alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio, anziché su un ingiustificato aumento dei consumi e sull’uso delle fonti fossili e di quella nucleare, come propone il Governo. Non aspetteremo che siano individuati i siti nucleari per opporci a questa scelta e non lasceremo sole le località che rischiano di subire una decisione antidemocratica, calata dall’alto e per di più militarizzata nell’attuazione.
Il paese può e deve essere più efficiente e non sprecare energia.
La politica energetica che noi indichiamo riduce la nostra dipendenza energetica, sviluppa la ricerca e l’innovazione nelle attività produttive, fornisce i servizi energetici usando fonti rinnovabili che non alterano il clima e che sono diffuse sul territorio e quindi facilmente controllabili dalle popolazioni, oltre a promuovere un diverso sviluppo, creando nuova occupazione di qualità.
Questa è l’alternativa che proponiamo.
Sono queste le ragioni per cui decidiamo di sostenere la legge d’iniziativa popolare per lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.
Nelle prossime settimane scenderemo in piazza per illustrare la legge ai cittadini e per raccogliere le firme necessarie per presentare in Parlamento la suddetta legge d’iniziativa popolare.


Michele Lorusso

mercoledì 3 novembre 2010

Contro Berlusconi, candidiamo Vendola. Subito


Di Angela Azzaro

Gli Altri non è stato tra i giornali che hanno speculato sugli scandali sessuali del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Abbiamo tentato di essere da una parte critici, molto critici nei confronti dell’immagine del rapporto uomo donna che veniva fuori da quelle vicende, denunciando dall’altra certo moralismo della sinistra che incapace di contrastare il premier sul piano delle proposte cercava di incastrarlo senza però mai dare segnali forti di diversità.

Insomma non abbiamo gridato al lupo al lupo troppe volte, facendo sì che il lupo continuasse indisturbato a legiferare nel peggiore dei modi oppure a non legiferare per nulla lasciando che il Paese continuasse a essere travolto da una crisi economica di cui ancora non avvertiamo in pieno le conseguenze.

A maggiore ragione oggi, davanti all’ultima dichiarazione del presidente del Consiglio, ci sentiamo in diritto ma soprattutto in dovere di prendere una posizione decisa contro di lui. Forse molti di voi sanno cosa ha detto. Ha detto che è meglio amare le belle donne che essere gay. Il riferimento è a Ruby, la ragazza marocchina per cui il premier potrebbe essere indagato per abuso d’ufficio.

E’ una frase inaccettabile. Inaccettabile da parte di chiunque, chiunque l’abbia pronunciata, ma ancora di più se a pronunciarla è stato il capo del governo. Non c’è battuta che tenga. E’ l’espressione della peggiore omofobia: discrimina, manda un messaggio sbagliato, ci rende ridicoli agli occhi del mondo, perché in nessun altro grande paese del mondo verrebbe detta o accettata una frase come questa. E’ una frase che riempie di fango l’immagine di qualunque liberale e che nessun liberale può pronunciare.

C’è uno squallido filo rosso che lega i comportamenti privati del premier a questa ultima boutade. Il filo rosso è dato dal disprezzo delle donne, dei gay, di tutti coloro che non rientrano nella sua norma. Non è vero che Berlusconi ama le donne, le odia, vuole solo possederle, le considera oggetti a sua disposizione. Così come odia i gay, a cui del resto questo governo ha regalato solo qualche atto simbolico senza dare nessun segnale concreto di cambiamento.

Si può obiettare che anche la sinistra non fu capace di fare niente. Ma almeno non si è mai permessa di scendere a livelli così bassi. Non è poco. Perché le parole spesso sono pietre. E le parole di Berlusconi sono pietre che lapidano tutti noi.

C’è anche un’altra evidente chiave di lettura. La frase: meglio amare le belle donne che gay potrebbe essere letta come un riferimento alla contesa elettorale, da una parte Berlusconi dall’altra Nichi Vendola. Un Nichi Vendola che sale nei sondaggi e si afferma nel cuore degli italiani, ma che ancora vede contrapporsi la burocrazia del centrosinistra. Dopo questa dichiarazione di guerra del premier, sarebbe ancora più importante dimostrare che la sinistra è diversa e riconosce il valore delle persone a prescindere dal loro orientamento sessuale. Scegliere Nichi come leader sarebbe un bel segnale. Un modo serio per dire a Berlusconi: è scaduto il tuo tempo, i politici come lei non vincono più


http://www.glialtrionline.it/home/2010/11/02/contro-berlusconi-candidiamo-vendola-subito/

venerdì 15 ottobre 2010

Nichi Vendola - I precari sono i veri eroi dei nostri tempi

Il Ministro Gelmini, che pensa di poter fare una riforma degli apparati produttivi fatta con i tagli, tagliando, recidendo o fatta disinvestendo, si trova oggi nel tentativo di mettere una toppa a quel dolore acutissimo o a quel buco violentissimo che si sta creando nel sistema universitario, e la toppa era un emendamento salva-precari. Ma la Gelmini anche questa volta non aveva fatto i conti con il Ministro Tremonti. La norma salva-precari è incompatibile con il modello di compatibilità economico-finanziaria che ha il Governo Berlusconi. Quindi, l'Università si deve beccare una riforma epocale fatta di meno un miliardo e 400 milioni di euro, cioè non un dimagrimento, un razionamento, un salasso che non ha precedenti nella storia italiana. (http://www.nichivendola.it)



video

Petizione Giovane Italia, Sel: “Le firme a Berlusconi”


Il partito del Governatore Vendola contro i militanti del Pdl: “Gli aumenti risalgono al 2004″.



“Ormai è sotto gli occhi di tutti, che l’attuale partito di maggioranza dell’assise comunale, proceda solo per conferenze stampa e manifesti propagandistici. La cosa che ci rammarica, è che lo stesso modo di fare politica, sia utilizzato dei giovani del medesimo partito”.

È il commento dei giovani militanti del partito Sinistra Ecologia e Libertà dopo i gli omologhi del Pdl hanno lanciato la raccolta firme per la riduzione dei prezzi dei biglietti del trasporto ferroviario. “Accogliamo con molto piacere l’invito fatto a tutte le forze politiche di sostenere questa iniziativa, ma sinceramente ci sentiamo di rispedire l’invito al mittente per le motivazioni che andremo a esporre” osservano i militanti del partito del governatore della Regione Puglia Nichi Vendola. “È giusto ricordare che l’ultimo adeguamento delle tariffe, è stato determinato nel luglio 2004 e deliberato dalla Giunta regionale con atto n. 1987/2004″ affermano ancora e poi si chiedono: “Perché nel 2004 gli amici della Giovane Italia non hanno chiesto che di questo incremento se ne facesse carico la Regione Puglia?”.

Secondo i militanti di Sel, le responsabilità degli incrementi dei prezzi dei titoli di viaggio non sarebbero da imputare alla politica del governo regionale perchè “con la delibera del 6 Agosto 2010, si è proceduto all’ adeguamento della base tariffaria dei titoli di viaggio di traposto pubblico regioanle locale in ottemperanza dell’art. 26 della legge regionale 18/2002 ( e di certo non governava Vendola)”.

Fondi nazionali – “La giunta regionale – affermano ancora i giovani di Sinistra Ecologia e libertà – ha fatto di tutto per poter far gravare quest’incremento nel bilancio regionale, ma grazie alla vostra maggioranza leghista di Governo, questo non è stato possibile a causa del taglio dei fondi alle Regioni”.

Diritto allo studio - “L’aumento si inserisce in un contesto molto difficile per il diritto allo studio pugliese, che vedrà nei prossimi mesi, a seguito dei tagli operati dal governo nazionale al Fondo Integrativo per il Diritto allo Studio (-60%), una consistente riduzione delle borse di studio per gli studenti universitari. Ciò si aggiunge agli aumenti delle tasse deliberati dagli atenei pugliesi e alla riduzione dei servizi per gli studenti” affermano ancora. Sorge spontaneo chiedere agli amici della Giovane Italia: poiché la maggior parte di voi sono studenti, siete al corrente di tutto questo, oppure apparite sulla stampa dicendo solo quello che vi fa comodo? Dov’eravate quando noi scioperavamo, accanto agli studenti, per i tagli della riforma Gelmini? Cosa ne pensate della riforma Gelmini?”.

Proposta – Dal partito del Governatore, chiamano in causa anche la carta giovani, la cui delibera di indirizzo è stata approvata in consiglio comunale. “Se davvero questa carta (che assomiglia alla social card di qualche tempo fa, mai entrata in funzione) risolve i problemi di tutti gli studenti, che senso ha lanciare una simile petizione?” si chiedono lanciando poi la proposta: “Perché non indirizzare questa petizione al vostro caro amato premier e al ministro Tremonti? Perché non chiedere all’onorevole Fucci (che pur essendo un terrone sta avallando la politica leghista e discriminatoria del governo centrale) di farci da tramite per consegnare la petizione direttamente agli interessati?”.

© Il Domani Andriese - 2009

giovedì 23 settembre 2010

Nel mosaico della politica SEL guardi al disegno e non alle tessere


Tom Benetollo amava ripetere che “arrendersi al presente è il peggior modo di costruire il futuro”.

Noi a questo presente non intendiamo arrenderci.

Non ci vogliamo arrendere ad un’idea di politica come arena della casta, centrata su ambizioni ed interessi personali, di potere finalizzato a produrre altro potere, che sempre meno assolve a funzione di “servizio” e sempre più, semmai, a quello di “sevizietto”.

Vogliamo partecipare alla costruzione di un futuro di equità, giustizia e benessere. Cercare di coniugare due esigenze che in questo momento ci sembrano prioritarie: la prima è ritrovare, come dice Nichi Vendola, le parole della sinistra; la seconda è costruire su di esse una nuova comunità condivisa.

Siamo fermamente convinti che la nascita di Sinistra Ecologia e Libertà e la figura di Nichi Vendola possano fornire nuove idee e nuove soluzioni a questo progetto e al Paese, e siamo altresì convinti che il congresso che ci apprestiamo a svolgere possa essere una buona occasione per cominciare a metterle in pratica.

Ma occorre fare uno scatto culturale, comprendere come oggi alcune “parole” siano propedeutiche rispetto ad altre.

Oggi in una società della comunicazione, con i suoi modi ed i suoi tempi, anziché ricercare una grande ideologia escatologica che contenga in sé ogni risposta, abbiamo bisogno di ridefinire un pensiero “caratterizzante” ed “indicativo”, pochi punti fermi ma chiari, che identifichino subito la proposta politica che si vuol rappresentare, da cui far discendere “coerentemente” le scelte che di volta in volta si pongono.

Ricusate le sabbie mobili della cattiva politica abbiamo bisogno di terreno buono per i mattoni solidi della costruzione di una nuova comunità.

Purtroppo l’ egemonia culturale e politica raggiunta negli ultimi decenni da una destra reazionaria e delinquenziale e l’incapacità di un centrosinistra, subalterno culturalmente, di fornire un’alternativa hanno imposto un modello sociale dominato dalla legge del più forte, in cui libertà è sinonimo di mancanza di regole.

Questa degenerazione è ancora più evidente se più volte ci siamo dovuti ricredere di fronte a fatti di cronaca che hanno mostrato come essere etici ed essere di sinistra non per tutti significa una cosa sola e non per tutti significa la stessa cosa.

Sappiamo come spesso questi elementi di corruzione non siano ascrivibili alle volontà di un quadro dirigente nazionale, né tanto meno ad una prassi consolidata, ma anche e soprattutto dalla presenza di una struttura “leggera”, che diversi partiti hanno assunto.

Le ragioni che hanno portato a questa “leggerezza” sono diverse ma i rischi a cui tali soggetti sono esposti possono essere i medesimi: si può essere “leggero” perché si è un partito di plastica come il PDL, uno paralizzato in mille correnti come il PD, o perchè non presenti in parlamento e quindi ancora non dotati di una struttura nazionale forte.

In ogni caso, se non vengono prese le opportune controindicazioni, vi può essere il rischio di approdare, a quello che Walter Tocci definisce, il modello “di partito in franchising”: un soggetto tenuto insieme da un simbolo ed un leader nazionale televisivo, ma costituito a livello territoriale da notabili la cui amministrazione è sottesa unicamente al consolidamento del proprio peso elettorale (talmente privato da poter essere travasato tout court in altre formazioni qualora non trovino disponibilità nell’attuale).

Al leader nazionale il voto d’opinione, ai notabili quello di scambio senza che i due ambiti possano interferire l’uno con l’altro, e non per connivenza o per scarsa autorevolezza dei primi sui secondi, ma semplicemente perché alla “leggerezza” del livello nazionale corrisponde il “peso” di quello territoriale.

Ciò è facilitato anche dalla legge elettorale tuttora in vigore che oltre a depredare i cittadini del loro diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti, è doppiamente deleteria perché produce una classe dirigente “nominata” e quindi assolutamente priva di peso politico sul territorio e nel partito.

Le conseguenze nefaste di un simile processo per la vita democratica di un partito sono evidenti: gli elettori in questione sono più clienti che cittadini o militanti.

Essi non sono interessati ai programmi e alla vita del partito, sono estremamente volubili appena viene meno il rapporto do ut des.

Il mantenimento di questo potere è pertanto legato al mantenimento di “status” da conseguire con provvedimenti ad hoc e campagne elettorali sempre più dispendiose.

I comitati elettorali diventano strutture “non fisiche” ma permanenti ed in fase congressuale si trasformano in correnti organizzate che attraverso il tesseramento cercano di orientare gli organismi dirigenti locali per ottenere gruppi favorevoli.

In questo modo non si crea e non si nutre una classe dirigente capace di vincere le elezioni e di fare scelte di governance locale e nazionale ma si creano piuttosto apparati capaci di spartirsi la torta quando in maggioranza oppure capaci solo di fare “apposizione” di governo piuttosto che opposizione, quando in minoranza.

Occorre riscoprire la passione e l’attitudine alla ricerca del consenso e non coltivare recinti “protetti”.

Perché aderire a qualcosa in cui non si conta? Perché perdere tempo in luoghi dove non si realizza?

Non è sufficiente presentare i problemi con un nuovo linguaggio, più emozionante di quanto lo sia stato in passato, se alla soluzione di quei problemi non partecipano coloro che li sentono quotidianamente sulla propria pelle.

Occorre far percepire alle persone l’intenzione di avviare un processo di cambiamento partecipato, un protagonismo diffuso per la riappropriazione in termini collettivi del proprio futuro.

Non è un problema minore né attinente solo alla vita democratica di un partito ma alla “serietà” con cui viene percepita la sua proposta. Tale coerenza sarà determinata dalla minore o maggiore distanza tra ciò che si è e ciò che si vuol costruire.

Pensiamo al bilancio partecipato, la battaglia per i diritti e contro l’esclusione sociale, ai beni comuni, tutti temi che non saranno percepiti come uno slogan retorico se la forza che si batte per essi avrà dimostrato di aver già introiettato in sé i principi che sottendono a questi.

Con questo spirito ad esempio Sinistra Ecologia e Libertà deve volgersi alla sfida delle primarie, non come competizione per l’affermazione di una leadership o come uno strumento di consenso, ma come grande occasione per scardinare l’immobilismo politico che ormai caratterizza il quadro politico soprattutto nel centro sinistra. La gente vuole partecipare alle scelte, non essere solo spettatore di ciò che accade.

Occorre inserire in questo passaggio idee, proposte e nuove prassi che contribuiscano a forzare le ormai croniche ostilità di un gruppo dirigente che è minoranza nella produzione culturale e politica ancora prima che elettorale.

Sinistra Ecologia e Libertà è invece una forza giovane che può attrarre giovani forze.

Non possiamo lasciare la bandiera dell’equità e della trasparenza a formazioni come l’IDV o la lista Grillo cha uniscono a giuste istanze di rinnovamento richieste dai cittadini anche un sentimento di antipolitica . Serpenti che si divorano dalla coda, utile ad aggregare malcontento, ma non a governare un paese.

Le nuove tecnologie che oggi abbiamo a disposizione posso fornire un valido contributo: rendere disponibile sulla rete, le proprie proposte con la possibilità di modificarle dal basso, il proprio bilancio interno, il comportamento di voto dei propri eletti, i costi delle campagne elettorali, contribuire a scrivere collettivamente i programmi di governo, costituiscono per una forza politica l’opportunità di aprire un nuovo corso.

Occorre però vigilare che dietro nuove forme di adesioni non si annidino vecchie pratiche politiche. Occorre combattere quella “mentalità berlusconiana che rischia di attecchire anche a sinistra” come dice Nichi Vendola.

Una testa un voto. Perché del voto e dell’iscrizione ci interessa la testa.

Chiediamo quindi ai compagni che condividono questo documento di sottoscriverlo, di emendarlo, di presentarlo ai propri congressi di circolo e di utilizzarlo per odg ed in ogni altra occasione di discussione, perché per quante regole, norme e metodi ci si possa dare ciò che fa la differenza è una nuova coscienza etica condivisa.

Ileana Itinera Izzillo – Andrea Valeri


http://www.sinistraeliberta.eu/articoli/nel-mosaico-della-politica-sel-guardi-al-disegno-e-non-alle-tessere

martedì 14 settembre 2010

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venerdì 27 agosto 2010

Focus giovani del Domani Andriese – Grandi opere: cosa servirebbe alla città? Segui il nostro intervento


Nota del direttore – Continua lo spazio dedicato alle sezioni giovanili dei partiti andriesi (quelli che siamo riusciti a censire). Ogni giorno, per dieci giorni, verrà pubblicato un articolo su un tema di attualità su cui abbiamo raccolto i vari interventi, nella speranza di alimentare il dibattito cittadino su tematiche di interesse generale. Oggi proseguiamo con il tema delle grandi opere.

Andria Cinque Stelle - Alla città non servono grandi opere, servono invece grandi idee. Serve affetto e cura per il proprio territorio. Da quanti anni si parla della risistemazione del tratto ferroviario che passa per la nostra città? Da quanti anni invece le strade centrali vengono periodicamente asfaltate a scopi elettorali mentre dobbiamo vedere il dissesto nella parte più vecchia della nostra città o vere e proprie opere d’arte della nostra storia completamente svergognate dalle pesanti cattedrali nel deserto che ci stiamo abituando sempre più a costruire (meglio se foraggiate con i soldi pubblici)? Alla nostra città, servono piccole opere, ogni giorno. Un esempio: Internet Gratuito su tutta la città per gli andriesi.

Coordinamento delle giovanili della Federazione della Sinistra - Più che grandi opere, la nostra città avrebbe bisogno di una manutenzione generale. Molte strade hanno bisogno di un rifacimento dell’ asfalto perché piene di buche, dislivelli, dossi e cunette. Altri storici problemi della nostra città, sono quelli relativi alla Villa comunale e alla ferrovie Bari-Nord che attraversa la città tagliandola in due e creando notevoli disagi alla circolazione. Per quanto riguarda la Villa comunale ci auguriamo che alla fine dei lavori, possa restare aperta a tutte le ore, pensando magari ad una recinzione che impedisca l’ ingresso a motocicli o addirittura auto, senza impedirlo a pedoni e ciclisti.

Giovani Andria 3 – Premesso che le grandi opere vanno viste in chiave strategica, e che servono a mettere in moto l’economia o a svilupparla, e considerato l’interramento delle ferrovie del nord-barese come opera già acquisita, proponiamo uno studio volto a riqualificare l’intero centro commerciale e storico della città, unendoli nel segno di una maggiore pedonalizzazione (comprese le piste ciclabili) al fine di permettere alla cittadinanza di riappropriarsi del proprio territorio (marciapiedi, strade) ormai proprietà degli automobilisti, anche alla luce degli incoraggianti segnali dati dagli andriesi dopo la parziale pedonalizzazione di viale Crispi.

Giovane Italia – Il lavoro disorganico e poco lungimirante delle passate amministrazioni ha limitato fortemente la nostra città nel campo delle opere pubbliche. E’ necessaria la realizzazione di spazi ludico – sportivi; di un contenitore teatrale e culturale degno di una città capoluogo di provincia; la realizzazione di un’ area mercatale polifunzionale e tecnologica. Non da meno auspichiamo l’ impegno fattivo affinchè si realizzi l’ interramenro della rete ferroviaria con il conseguente superamento delle barriere dovute ai passaggi a livello.

Giovani Democratici - È inutile dire che Andria ha bisogno di un sottopassaggio ferroviario,di una nuova zona mercatale, di riqualificare particolari quartieri (san Valentino-Camaggio)ma anche il centro storico sinonimo di vita e culturale andriese;per troppi anni è rimasto dimenticato. Sarebbe necessario rivitalizzarlo anche attraverso una politica basato sull’ esenzione fiscale(anche minima) per gli esercenti che intendono avviare attività commerciali, per gestori di ristoratori, bar, pizzerie; favorire l’insediamento di strutture pubbliche come asili, scuole, centri culturali, poste e banche permettendo di rivivere il centro storico; tutto questo a dei costi bassissimi rispetto alla realizzazione delle altre opere.

Giovani Idv – Cominciare dalle piccole opere necessarie sarebbe già una grande opera. Si potrebbe partire dalla creazione di due o più aree mercatali (anche in zone periferiche),di cui tanto si è parlato nell’ultimo periodo; un’altra delle questioni”senza-fine” di Andria è la valorizzazione del centro storico, ad esempio riqualificando e restaurando gli antichi edifici e le chiese e magari cercando di “spostare” il centro di ritrovo giovanile nel centro storico con l’apertura di attività e locali, prendendo esempio dalle città limitrofe della nostra stessa provincia come Trani e Barletta.

Giovani Sinistra Ecologia e Libertà – Le grandi opere che Andria aspettava da anni sono state approvate e finanziate dalla Regione Puglia: ricordiamo il Pirp zona Monticelli e San Valentino, interramento del tratto ferroviario Bari-Nord, riqualificazione dell’ex macello rientrante nel programma Vision 2020. In attesa dell’avvio dei lavori, l’unica grande opera che la cittadinanza merita, sintomatica di una svolta “democratica”, sarebbe la realizzazione di una rete wireless con accesso libero e gratuito al web.

L’Alternativa Giovane - Programmazione organica delle opere che eventualmente si vogliono realizzare e soprattutto avere le idee ben chiare su come si vuole rendere migliore la città intera. Preferiamo “le opere grandi”, le quali non necessitano prioritariamente di cemento, ma una predisposizione all’innovazione e sperimentazione di nuovi modelli. La nostra idea di grande opera è dare vita ad una cittadella dei (e per) i giovani, costituita da strutture e immobili “compatibili” con l’ambiente e dotata di adeguate misure architettoniche per i disabili, in cui spicchino i servizi resi e le possibilità di crescita. Internet cafè con postazioni telematiche wi-fi, impianti sportivi h24 a costi accessibili.

© Il Domani Andriese - 2009

Focus giovani del Domani Andriese – Disagio sociale: come vincerlo? Segui il nostro intervento


Nota del direttore – Continua lo spazio dedicato alle sezioni giovanili dei partiti andriesi (quelli che siamo riusciti a censire). Ogni giorno, per dieci giorni, verrà pubblicato un articolo su un tema di attualità su cui abbiamo raccolto i vari interventi, nella speranza di alimentare il dibattito cittadino su tematiche di interesse generale. Oggi concludiamo con il tema del disagio sociale.

Andria Cinque Stelle - Il nostro disagio è la droga, la criminalità, la povertà, la disoccupazione, la miseria, la mancata istruzione. Le piaghe della nostra terra non potranno essere curate se non con una nuova consapevolezza di quanto abbiamo, di quanto rischiamo di perdere e di quanto invece possiamo ottenere. Ci sono esperienze di buoni samaritani che, sacerdoti o laici, riescono a fare più di quanto sarebbe nelle loro possibilità. Aiutiamoli, non solo con un contributo monetario, ma anche con il nostro tempo, con la nostra passione. A questo andrebbe sommato poi il compito principale di una classe politica che si definisce davvero “eletta”: far partire nella nostra città una prima e vera rivoluzione culturale. Solo in questo modo potremmo combattere il disagio in maniera sistemica e non con le attuali inutili cure palliative.

Coordinamento delle giovanili della Federazione della Sinistra (Pdci-Rc) - L’ amministrazione comunale deve innanzitutto farsi carico delle situazioni più disperate presenti in città, acuite negli ultimi due anni, dalla crisi economica. Se, infatti fino a questo momento il conflitto sociale non è esploso in tutta la sua drammaticità, è grazie all’ opera di volontariato, in particolare del centro di accoglienza Santa Maria Goretti (meglio noto come Caritas) che si fa carico sempre più spesso dei problemi sociali di competenza della istituzione comunale. Ovviamente non è compito delle istituzioni religiose o delle associazioni di volontariato occuparsi di tali problemi, e che rischiano di ingigantirsi fino al punto di esplodere nel conflitto sociale, cosa che va assolutamente evitata.

Giovani Andria 3 – Ci sono tanti tipi di disagio. Dai giovani che si trovano a vivere una realtà lontana da quella immaginata a chi per motivi economici si trova a vivere ai margini della comunità. Le cause non vanno ricercate solo nella crisi delle agenzie educative storicamente responsabili della socializzazione dell’individuo (famiglia, scuola, parrocchia), ma soprattutto nella scarsa propensione dei governanti a comprendere le mutate modalità con la quale i nostri concittadini vivono il proprio rapporto con la quotidianità. Il cambiamento sociale di Andria ha bisogno di essere analizzato, prima di poter immaginare soluzioni che realizzino un modello sociale alternativo a quello esistente (se ce n’è ancora uno).

Giovane Italia – Il disagio sociale è frequentemente il frutto di lontananza e assenza delle istituzioni. Sovente una politica assistenzialistica non è la soluzione migliore a tali problemi, anche se in momenti di crisi economica e sociale l’aiuto degli enti pubblici è a dir poco fondamentale. Uno dei provvedimenti più significativi è certamente il ddl Meloni che prevede la nascita di centri di aggregazione nei punti periferici della città. Va tuttavia rivolto un pensiero ad anziani e diversamente abili. Sono uomini e pretendiamo per loro la miglior coadiuvazione possibile da parte della cosa pubblica, troppo spesso impegnata a sperperare inutilmente fondi potenzialmente utilissimi.

Giovani Democratici - È compito di una buona amministrazione porsi al servizio della persona, individuandone i bisogni e provvedere a soddisfarli . È necessario rilanciare un progetto di solidariètà capace di superare l’idea di Stato sociali residuale – marginale solo per pochi;è necessario sostenere la famiglia come luogo di relazioni educative imprescindibili, centro di attenzione; è necessario il rafforzamento della domiciliarità – assistenzialità per le famiglie, per gli anziani e per i disabili, anche dal punto di vista economico. Una particolare attenzione la meritano gli immigrati presenti nella nostra città, fonte di notevole risorsa (ci ricordiamo di loro solo quando ci fa comodo) il volontariato nella nostra città nei loro confronti è molto sentito, ricordiamo la casa accoglienza “Santa Maria Goretti”, l’associazione Migrantes, la cooperativa Liberi. Il nostro auspicio è che anche nella nostra città venga istituito “l’albergo diffuso” utilizzando beni confiscati alla mafia.

Giovani Idv – Il disagio sociale purtroppo è un fenomeno diffuso non solo in città come Andria, ma su tutto il territorio nazionale. Sicuramente un punto da cui partire potrebbe essere l’integrazione tra le varie culture diffusesi ad Andria nell’ultimo decennio; magari oltre a sovvenzionamenti ad associazioni, e agevolazioni per famiglie povere e monoreditto, in crescita nell’ultimo periodo.

Giovani Sinistra Ecologia e Libertà – Più che vincere, fronteggiare il disagio sociale è possibile solo col superamento della logica assistenzialistica con una visione improntata all’autodeterminazione, favorendone l’autonomia personale e sociale. Non risulta più sufficiente la mera erogazione di prestazioni non finalizzate alla partecipazione attiva del soggetto, relegandolo in un ruolo passivo, nel proprio processo di cambiamento e risoluzione delle problematiche. Auspichiamo che tutti gli interventi siano realizzati in un’ottica di rete tra i vari attori sociali presenti sul territorio, partendo dalla riconsiderazione di principi quali la trasparenza nei bandi pubblici, la laicità nella gestione dei servizi poiché crediamo che lo Stato debba tornare ad occuparsi in prima linea dei propri cittadini, in collaborazione con il terzo settore, non di certo derogando al volontariato le responsabilità proprie di uno Stato sociale.

Alternativa Giovane – Formazione ed educazione all’etica, cittadinanza attiva e alla legalità: riteniamo tali interventi fondamentali per prevenire e curare il disagio e il malessere della città; gli stessi possono mostrare ai giovani un’alternativa comportamentale e reale. Per crescere in armonia una persona ha bisogno di ascolto e di educazione affettiva, poiché comportamenti devianti, razzismo, atti vandalici, bullismo, reati contro l’ambiente, oltre a rappresentare atti immorali, sono espressione di un basso indice percettivo di legalità e di disaffezione alla città della quale non ci si sente parte. Centro per le pari opportunità, assessorato alla cittadinanza attiva.

© Il Domani Andriese - 2009

mercoledì 25 agosto 2010

Focus giovani del Domani Andriese – Provincia: opportunità per il territorio? Segui il nostro intervento


Nota del direttore – Continua lo spazio dedicato alle sezioni giovanili dei partiti andriesi (quelli che siamo riusciti a censire). Ogni giorno, per dieci giorni, verrà pubblicato un articolo su un tema di attualità su cui abbiamo raccolto i vari interventi, nella speranza di alimentare il dibattito cittadino su tematiche di interesse generale. Oggi proseguiamo con il tema della Provincia.

Andria Cinque Stelle - Eminenti studi dimostrano che il bilancio pubblico nazionale ha vissuto il suo più importante e profondo periodo di deficit, non ancora recuperato, da quando sono state approvate le province, non previste dalla Costituzione. Tali istituzioni non sono altro che pesanti e lenti carrozzoni politici, sui quali si accomodano persone già a vario titolo impegnate (e retribuite) nella pubblica amministrazione. Sono enti inutili che spesso causano la sovrapposizione di competenze e la sparizione delle responsabilità. Non ci serve questa provincia, non ci servono le fantomatiche opportunità che offre, non ci servono quelle poltrone come merce di scambio fra le parti politiche. Risparmiamo quei soldi per opere migliori.

Coordinamento delle giovanili della Federazione della Sinistra (Pdci-Rc) - La nascita della Sesta Provincia avrebbe potuto rappresentare un opportunità per il nostro territorio. In realtà fino a questo momento, i cittadini della BAT non si sono accorti della differenza e della stessa presenza della nuova provincia, se non per le “faide” campanilistiche che hanno caratterizzato il prima, durante e dopo, l’istituzione e l’ insediamento del primo Consiglio provinciale. A nostro avviso, senza entrare nel merito della utilità o meno delle province in generale, la provincia è uno strumento che va utilizzato al meglio per le competenze che le spettano e che bisognerebbe pensare ai tre capoluoghi come ad un unico centro, facendo ricadere i benefici della separazione da Bari e Foggia su tutti i dieci comuni che formano la Bat.

Giovani Andria 3 – Ci auguriamo possa esserlo. Ad oggi la Bat non ha saputo indicare all’intero territorio provinciale un’orizzonte di crescita. Prima di tutto la neonata provincia si caratterizza come un campione rappresentativo del vizio comune a molte istituzioni amministrative: il doppio incarico. Il presidente della provincia è sindaco di Canosa di Puglia; il vicepresidente è sindaco di Andria; l’assessore provinciale è consigliere comunale, il consigliere provinciale è assessore comunale, etc. etc. Secondo, come possiamo avere fiducia in un ente i cui rappresentanti si attardano in lunghe diatribe campanilistiche che, ci pare, si ricompongono solo nel nome di accordi pre e post elettorali?

Giovane Italia – La provincia è un’opportunità strategica per il territorio del nord barese e un’occasione di sviluppo per la zona interessata, nonostante i limitati poteri conferiti dalla Costituzione a tali enti locali. Con la costituzione della sesta provincia, maggiore è certamente l’attenzione del governo nazionale a questo lembo di Puglia. Può inoltre crearsi un ponte con l’Unione Europea che sarà necessario per la rinascita di comparti a competenza comunitaria. La nostra città capoluogo richiede fortemente una riqualificazione degli edifici scolastici e un ammodernamento delle strade extra-urbane provinciali. Questi sono i segnali che la nostra istituzione dovrà rivolgere alla cittadinanza.

Giovani Democratici - I compiti di cui si occupa una provincia sono:la difesa del suolo, edilizia scolastica secondaria,tutela delle risorse idriche ed energetiche, trasporti e viabilità, smaltimento rifiuti; se l’istituzione del nuovo ente-provincia Bat deve servire ad assolvere tutte queste funzioni si potrebbe dire che la sua istituzione sarebbe elemento più che giusto e foriero per l’intera comunità, ma se si continua a discutere di sterili questioni allora saremmo indotti nel ritenere che essa rappresenti uno spreco di risorse pubbliche. Sino ad oggi risposte serie ed efficienti a favore del territorio sono state misere alquanto deludenti, almeno che qualcuno non ci dimostri il contrario. Le prospettive e le attese che possono nascere da tale ente sono tante: occupazione, sviluppo economico del territorio, migliore efficienza di vita, maggiore sicurezza, tutela e rivalutazione paesaggistica, ma sinora possiamo dire che di opportunità non c’è ne sono state, tranne per qualche consigliere.

Giovani Idv – Noi giovani dell’Idv di Andria riteniamo giusto che sia presente una sede distaccata dell’università degli studi di Bari (così come è già presente a Taranto). Riteniamo inoltre che si debbano accelerare i tempi per far si che la sesta provincia abbia tutte le competenze necessarie per divenire autonoma e non dipendere più dalla provincia di Bari e di Foggia, come ad esempio l’acquisizione dei finanziamenti derivanti da bandi europei.

Giovani Sinistra Ecologia e Libertà – L’opportunità che la Provincia può rappresentare per questo territorio e in questo momento storico può essere rinvenibile esclusivamente in un’azione sinergica tra il settore formazione professionale e i centri per l’impiego: la prossimità territoriale di questa istituzione può consentire un livello di conoscenza del mercato del lavoro e degli sbocchi occupazionali che ricalchino le caratteristiche e le esigenze del territorio. Altre opportunità non crediamo possano derivare da un’istituzione che tende più a creare divisioni tra i territori più che ad unire nel segno di un’appartenenza ad una comunità allargata.

L’Alternativa Giovane – L’opportunità di un ente non è data dalla sua esistenza in sé, ma da coloro che la governano più o meno efficacemente ed efficientemente usando al meglio le potenzialità territoriali, dopo averle studiate e comprese le peculiarità. Le politiche effettive devono riguardare: la diversificazione dell’offerta formativa secondaria (sul nostro territorio, con vocazione turistica, occorre investire in un istituto alberghiero e agrario di qualità, evitando il disagio pendolare, economico o scelte di ripiego dei nostri giovani); politiche attive del lavoro; una maggiore diversificazione degli indirizzi negli istituti tecnico-professionali, aderendo ai fabbisogni occupazionali locali; la tutela del paesaggio, promozione di consorzi di aziende settoriali.

© Il Domani Andriese - 2009

martedì 24 agosto 2010

Focus giovani del Domani Andriese – Mobilità: come renderla sostenibile? Segui il nostro intervento


Nota del direttore – Continua lo spazio dedicato alle sezioni giovanili dei partiti andriesi (quelli che siamo riusciti a censire). Ogni giorno, per dieci giorni, verrà pubblicato un articolo su un tema di attualità su cui abbiamo raccolto i vari interventi, nella speranza di alimentare il dibattito cittadino su tematiche di interesse generale. Oggi proseguiamo con il tema della mobilità sostenibile.

Andria Cinque Stelle - Tutto parte dal ripensamento della mobilità cittadina. C’è chi ha girato gli spot sulla mobilità a bordo di un’automobile, c’è chi pensa che cambiando i sensi di qualche arteria cittadina si possa far respirare meglio il centro. Noi diciamo la nostra: incentivazione all’utilizzo dei mezzi pubblici, acquistando e mettendo in funzione nuovi mezzi a bioetanolo ed energia elettrica, piano comunale per il bike-sharing, apertura e messa in sicurezza delle piste ciclabili che purtroppo ci mancano, soprattutto in centro e chiusura al traffico per i non residenti e per coloro i quali non hanno esercizi commerciali nella zona prevista.

Coordinamento delle giovanili della Federazione della Sinistra (Pdci-Rc) - La nostra città ha una delle percentuali di mezzi privati circolanti più alte d’ Europa, riteniamo necessario disincentivare l’ uso dei mezzi privati, a favore di quelli pubblici (ai quali i nostri concittadini sono poco adusi), incentivare la mobilità a due ruote (predisponendo parcheggi per biciclette in vari punti della città, in particolare in centro, ed ovviamente piste ciclabili). Anche per il tema della mobilità, sarebbe opportuno predisporre una campagna informativa e di sensibilizzazione della popolazione.

Giovani Andria 3 – Non sono molte le soluzioni possibili, soprattutto in una città in cui il numero delle auto acquistate nell’ultimo anno ha già superato quello delle nascite. Non è difficile parlare di piste ciclabili, di incentivare all’uso della bicicletta, di prevedere parcheggi di scambio e di bus navetta a metano o elettrici. Il problema oggi è dato dalle stesse strade, che andrebbero adeguate alle soluzioni sopraccitate. Inutile dire alla gente di usare la bici se poi le strade sono impraticabili e il solo risultato che si otterrebbe sarebbe un massacro di ciclisti!!! I progetti di project financing relativi a parcheggi non mancano: manca la volontà politica, che pensa a ancora a costruire palazzine.

Giovane Italia – Per risolvere l’annoso problema della mobilità cittadina sarebbe opportuno rifarsi al principio dell’uso efficiente del territorio e al rispetto dell’integrità dell’ambiente. Proponiamo in tal senso un incremento del trasporto pubblico, aumentando sistemi di mobilità intermodale; sosteniamo la promozione di forme di mobilità alternativa (ciclabile e pedonale ) ed eventuali iniziative di educazione stradale che informino il cittadino per un corretto utilizzo del mezzo privato.

Giovani Democratici - Il tormentone alla viabilità e del traffico potrebbe essere risolto dando più spazio allo studio e alla programmazione dei flussi veicolari,potenziando i mezzi di trasporto pubblico,anche attraverso dei costi bassi di tali servizi. Sarebbe necessario anche,una maggiore maturità dei cittadini, con l’utilizzo dei mezzi a motore solo se necessari:le distanze nella città possono essere coperte anche a piedi. Sarebbe opportuno realizzare:parcheggi di scambio,piste ciclabili, servizi di bike-sharing, aree a zona traffico limitata nel centro cittadino,rotatorie.

Giovani Idv – Tra noi giovani è in costante aumento una nuova e salutare moda:andare in bicicletta. Per tal motivo riteniamo indispensabile l’inserimento su gran parte delle zone andriesi di piste ciclabili più grandi e più sicure;inoltre bisognerebbe incentivare l’utilizzo di mezzi pubblici e creare più zone pedonali e zone verdi per garantire sicurezza e libertà di spostamento per le diverse fasce d’età; altro punto fondamentale sarebbe quello di rivedere completamente la viabilità andriese,soprattutto nelle aree più periferiche e lì dove si congestiona maggiormente il traffico e provvedere alla manutenzione periodica delle nostre strade.

Giovani Sinistra Ecologia e Libertà – Creazione di piste ciclabili nelle zone centrali della città con annessi sistemi di bike-sharing. Aumentare le zone a traffico limitato per disincentivare l’uso dell’automobile, dato che Andria è al 5° tra le città più inquinate della Puglia. Continuare sulla strada già intrapresa, per l’incentivazione dell’uso dei mezzi pubblici, di applicare una tariffazione tra le più basse d’Italia per quanto riguarda il ticket dei mezzi pubblici. Aumentare il numero delle corse, utilizzando vetture elettriche.

L’Alternativa Giovane – La cattiva qualità dell’aria nella nostra città è da attribuire per buona parte alla viabilità. Andria, pertanto, è in qualche modo “ostaggio” del suo stesso traffico (70mila autoveicoli e 15mila motocicli a fronte di una popolazione di circa 100mila abitanti): questo significa incrementare le emissioni in aria, con un consequenziale aumento del rischio salute. È inaccettabile che si utilizzi l’auto anche per i piccoli spostamenti. La mobilità, così strutturata, diviene disservizio con tutto ciò che da questo ne consegue. Manca è la “cultura del passeggio”, Servono: interventi immediati, magari ispirandosi a realtà consolidate: l’utilizzo della bicicletta (come mezzo privato o derivante da servizio di bike sharing), la realizzazione di Park & Ride e il potenziamento di isole pedonali.

© Il Domani Andriese - 2009

lunedì 23 agosto 2010

Focus giovani del Domani Andriese – Ambiente, idee per una città pulita. Segui il nostro intervento


Nota del direttore – Continua lo spazio dedicato alle sezioni giovanili dei partiti andriesi (quelli che siamo riusciti a censire). Ogni giorno, per dieci giorni, verrà pubblicato un articolo su un tema di attualità su cui abbiamo raccolto i vari interventi, nella speranza di alimentare il dibattito cittadino su tematiche di interesse generale. Oggi proseguiamo con il tema dell’ambiente.

Andria Cinque Stelle - Siamo profondamente convinti che un ambiente più pulito e un maggior numero di aree verdi contribuiscano ad aumentare la qualità della vita percepita e il valore delle aree in cui sorgono. Creazione in aree periferiche di nuove aree verdi, primo fra tutti il parco Camaggio, eventualmente con la compartecipazione nella gestione da parte di privati, nel rispetto e nella tutela dell’ambiente; creazione delle cosiddette “mura verdi”, che delimitino i confini cittadini edificabili, dotate di percorsi di piste ciclabili; educazione ambientale nelle scuole, con corsi di formazione gratuiti per insegnanti, a cura del Comune, con acquisizione di crediti. Più cultura del verde, più tutela dell’ambiente.

Coordinamento delle giovanili della Federazione della Sinistra (Pdci-Rc)- Innanzitutto, crediamo che vada incentivata la raccolta differenziata; la popolazione deve essere sensibilizzata al tema della raccolta dei rifiuti, del riciclaggio tramite adeguate campagne di informazione e incentivi (agevolazioni sulla tassa sui rifiuti per i cittadini, strade, quartieri più virtuosi); andrebbe migliorata la raccolta dei rifiuti ingombranti tramite il ritiro porta a porta (operativa da alcuni anni ma che negli ultimi mesi è praticamente inesistente). Altro importante obiettivo, è quello della riduzione del traffico su mezzi privati, diventato pressoché insostenibile in alcune zone ed orari, e che contribuisce non poco all’ inquinamento dell’ aria che respiriamo. Inoltre diciamo no con forza all’ insediamento di inceneritori nel nostro territorio, che non solo non sono la soluzione al problema dei rifiuti, ma anzi contribuiscono a inquinare l’ambiente.

Giovani Andria 3 – Educare, informare, sanzionare. Far capire chiaramente che inquinare è reato. Che la nostra città è la nostra casa, in cui abitiamo tutti e non solo chi inquina impunemente senza nessuno scrupolo morale. Se non si riesce a capire da soli quanto sia importante rispettare l’ambiente in cui si vive, c’è bisogno di una vigilanza che abbia il coraggio di sanzionare i trasgressori. Anche il cittadino deve fare la sua parte denunciando gli illeciti ambientali di cui viene a conoscenza (aiutandolo con un numero verde). Raccolta porta a porta in tutta la città. Per il territorio extraurbano invece, più controlli a prevenire il moltiplicarsi di discariche abusive di rifiuti di ogni tipo e provenienza.

Giovane Italia – La tematica ambientale è certamente molto delicata da affrontare, particolarmente per una comunità di 98mila abitanti come lo è quella andriese. Occorre dunque che sia predisposto un apparato funzionale proficuo per la raccolta dei rifiuti solidi urbani che confluisca nella differenziazione per tipologie. In tal senso il metodo di raccolta porta a porta è certamente il più innovativo e produttivo; infatti la città di Salerno, grazie all’adozione di questo sistema, è divenuta una tra le più virtuose e pulite d’Italia. Precedentemente era nota nelle pagine nere e disonorevoli della cronaca nazionale. Se dovesse essere adottato questo meccanismo, ci sarebbero notevoli vantaggi in termini ambientali ed economici per la collettività.

Giovani Democratici - L’ambiente è vita, è tutto ciò che ci circonda. Noi non lo rispettiamo, lo inquiniamo. Andria, la nostra città è invivibile. Eppure tutti ci immedesimo in perfetti ambientalisti, ci presentiamo agli altri come tali. Una città, per esser più vivibile e pulita, necessita anche, e soprattutto, di un servizio efficiente di raccolta rifiuti. Differenziata, chiariamoci. Inutile dilungarci sulla questione. È da attuare la cosiddetta raccolta differenziata porta a porta. Ma ciò ha poco a che fare con questa amministrazione, la quale nella scorsa legislatura ha votato a favore del termovalorizzatore, i cui effetti nocivi per la salute umana sono noti a tutti.

Giovani Idv – Riponiamo grande fiducia nell’educazione e nella civiltà degli andriesi e per tal motivo sosteniamo la Raccolta differenziata,ma pensiamo che molto spesso bisogni anche “abituarsi” a determinati atti civili,per cui pensiamo che la raccolta differenziata debba essere in un certo senso forzata ed eseguita porta a porta,dopo ovviamente una costante informazione su di essa rivolta alla popolazione. Un aiuto positivo da parte dell’amministrazione comunale sarebbe anche quello di aumentare il numero di contenitori disponibili per i vari tipi di rifiuto, incrementare gli investimenti per lo sviluppo di energie rinnovabili, dell’edilizia biocompatibile ,e delle nuove tecnologie di condizionamento degli ambienti urbani e valorizzare la bioarchitettura.

Giovani Sinistra Ecologia e Libertà – Non si può non partire dalla considerazione che l’unica vera soluzione per una città pulita sia la raccolta differenziata effettuata porta a porta e un rinnovato senso civico. Incentivare l’utilità e la funzionalità dell’Isola Ecologica ancora da molti ignorata. Il comune deve utilizzare tutti i canali formativi e informativi a sua disposizione per sensibilizzare i cittadini di oggi e di domani (programmi di sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado). È importante però non tralasciare la questione emersa nei giorni scorsi, quella della costruzione della cementeria sulla strada provinciale Andria-Trani verso cui non abbiamo dubbi sulla contrarietà al progetto. L’amministrazione e il sindaco dovrebbero porsi sempre e comunque a difesa e a tutela della salute dei cittadini. Per cui auspichiamo che il sindaco tenga in considerazione la mobilitazione spontanea guidata dal coordinamento Andria città sana.

L’Alternativa Giovane - Una riforma radicale e culturale dello stile di vita è possibile. Anzi indispensabile! Una città pulita non può essere solo una città senza traffico o senza rifiuti. Ma, secondo noi, una città pulita è bella, libera dal traffico, per quanto possibile, fruibile e armoniosa. Come realizzare tutto questo? Sicuramente sono da sostenersi: la raccolta differenziata porta a porta (con l’impiego di giovani disoccupati e formati per supportare alcune fasce sociali, per esempio gli anziani, in questa buona pratica); piani di riqualificazione urbana per contrastare l’inutile spreco di suolo; adeguamento del piano del traffico; incentivazione dell’istallazione di caldaie ecologiche; maggiore utilizzo e impulso ai prodotti a km 0; mezzi di trasporto gratuiti per categorie svantaggiate e agevolazioni per abitanti di zone periferiche e, principalmente e sempre formazione professionale e continua.

© Il Domani Andriese - 2009