lunedì 31 maggio 2010


Post di Nichi: Israele, è il momento di una mobilitazione internazionale


Le immagini di quanto accaduto stanotte a largo delle coste turche, per mano dell’esercito israeliano, contro i pacifisti, offrono l’idea di una violenza cieca e drammatica. Si tratta di un’aggressione inedita. E’ la più grave strage compiuta contro chi, da volontario, ha il compito di essere operatore di pace. È un atto di barbarie senza precedenti che dovrebbe determinare indignazione e condanna unanime da parte di tutto il mondo civile. E’ in atto una vera e propria guerra.


Il governo di Israele si macchia di sangue innocente e determina l’insopportabilità della permanenza dell’azione di occupazione militare di Gaza, della negazione al popolo palestinese della propria terra e del proprio destino. E’ giunto il momento di costruire una mobilitazione internazionale che rappresenti, a fronte delle mille codardie e delle ipocrisie diplomatiche della comunità degli Stati, la leva per produrre cambiamento laddove imperversa invece la logica del muro, la provocazione delle colonie e la violenza di un vero e proprio apartheid etnico.
Spero che siano i giovani i protagonisti principali di una scossa della coscienza dell’intero mappamondo.

Nichi


http://www.sinistraeliberta.eu/articoli/post-di-nichi-israele-e-il-momento-di-una-mobilitazione-internazionale


Video TG3


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sabato 29 maggio 2010

Precario e migrante: «Sapete che vi dico? Io scappo in Puglia»


Caro Presidente della Repubblica sono una cittadina di questo paese, mi chiamo Igiaba Scego, classe ‘74 e volevo informarla che mi sto arrendendo. Tempo fa Lei ha rincuorato i precari, i disoccupati, i ricercatori senza affiliazione a non gettare la spugna. Ci ha detto «Coraggio non vi arrendete. Non uscite dall’Italia». Purtroppo Signor Presidente io mi sto arrendendo. Faccio parte, e non è una vuota statistica, di una generfonteazione a cui sono state tarpate le ali. Sono una precaria della cultura. Sto diventando una precaria della vita». Il 30 aprile su l’Unità la scrittrice Igiaba Scego ha scritto una lettera a Napolitano. Il presidente l’ha ricevuta pochi giorni dopo al Quirinale. Ne è seguito un lungo e appassionante dibattito. Quella che segue è il messaggio che lo scrittore croato Maksim Cristan ha inviato a Igiaba.

Tutti noi intellettuali precari, immigrati e non, abbiamo letto con molta attenzione la lettera aperta della nostra collega Igiaba Scego al Presidente Napolitano, dove gli chiede aiuto per tutti. Il presidente è buono e ha invitato Igiaba ad incontrarlo. Lei gli ha detto: Faccia il garante per noi affinché questo tema (che poi sono due: 1. Immigrazione e 2. fuga dei cervelli) non esca dall’agenda politica.

Personalmente ho conosciuto molti esuli culturali a Berlino, arrivati lì perché dopo aver perso la fiducia nel futuro in Italia. Ho conosciuto anche alcuni giovani bresciani, che quando nella loro città il sindaco offriva 500 euro per ogni immigrato regolare che decideva di tornare nel suo paese, dissero: magari dessero anche noi 500 euro per andarcene. Igiaba, mi chiedo come diavolo ti è venuto in mente di importunare il Presidente.

Se volevi davvero risolvere qualcosa, avresti dovuto scrivere, appunto, al Presidente del Governo. Hai già dimenticato come Egli accolse a braccia aperte la richiesta di quella ragazza, che quando lamentò la propria precarietà, il Premier le disse: «Signorina, lei è carina, sposi uno dei miei figli e ha risolto tutti i problemi». E tu, Igi, sei certamente ancor più carina di quella ragazza.
Ah già, dimenticavo che, tu, anche se italiana, sei nera come il carbone e visto che il premier non vuole un’Italia multietnica, probabilmente non ti vorrebbe a tavola in famiglia e magari finirebbe per proporti a uno dei figli del suo amico colonnello Ghedaffi.

È un casino Igi, lo ammetto, e anche se io ti voglio tanto bene, non posso nemmeno dirti sposa me! Dato che sono messo peggio di te. Che fare? Se il signor Vitor fosse ancora vivo, conoscendolo, probabilmente ci direbbe: «Ma andatevene tutti fuori dai coglioni in Puglia a pretendere una vita dignitosa per i vostri scarabocchi e i vostri volontarismi per le razze inferiori! Che lì il governatore comunista costruisce gli alberghi gratuiti pure per gli immigrati braccianti!»
Però, ridendo scherzando, potrebbe essere un’idea per noi Igi. E anche se la politica di Nichi al resto d’Italia sembra Marte, per ora sempre l’Italia è. Che fai, vieni anche tu?

Cristian Maksim

fonte L’Unità


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domenica 23 maggio 2010

E adesso chi lo dice a Falcone?


Cosa appenderemo domenica pomeriggio all’albero di Giovanni Falcone? Quali cotillon luccicanti c’inventeremo per celebrare come si deve questo diciottesimo anniversario della sua morte? Quante parole mansuete e riverentissime ascolteremo ai piedi di quell’albero, facendo finta che da qualche parte l’anima gentile del giudice ci ascolti e ci assolva? Io, se fossi al posto suo (ovunque quel posto sia) sarei solo stupito e rattristato per quel tripudio di ipocrisie. A Palermo la memoria si fa maggiorenne: la verità, no.

Diciotto anni dopo scopriamo che Falcone, la moglie e i tre agenti di scorta morti a Capaci sono stati condotti al macello dallo Stato. Mi correggo, da una parte dello Stato, gente perbene, con le mani in tasca, la giacchetta blu, il sorriso pietrificato in cima alla faccia, gente che nel portafogli magari conservava anche un distintivo, un tesserino, un segno patriottico d’identità. Gente nostra, pagata con denaro dei cittadini per occuparsi della sicurezza dei cittadini. Invece si occupavano della morte di Giovanni Falcone, in nome e per conto di chi, non ci è dato sapere.

Diciotto anni dopo sappiamo di non sapere nulla. Ci siamo verniciati le coscienze seppellendo in una cella Salvatore Riina e i suoi accoliti, convinti che quel gesto facile, chirurgico, servisse davvero a separare il bene dal male come avviene nelle favole più miti.

Abbiamo lasciato fuori tutto il resto, un mesto arsenale di menzogne, doppigiochi, tradimenti, impunità, violenze pubbliche e private: e adesso, chi glielo racconta a Falcone? Chi glielo racconta che in nome della lotta alla mafia celebreremo la sua morte minacciando di galera i giornalisti che scrivono di mafia? Bontà loro, gli statisti di questo governo c’informano che la galera non durerà due mesi ma solo un mese. E che sarà preceduta da un tintinnar di manette per chiunque, sbirro, carabiniere o cancelliere, dia una mano ai cronisti per fare il loro lavoro.

Chi se la sente di spiegare ai morti e ai vivi che prima di intercettare il telefono di un possibile mafioso dovremo chiedergli permesso tre volte col capo cosparso di cenere? Chi avrà il coraggio di riepilogare, davanti a quell’albero, i processi, le truffe, gli scandali, le indagini di cui non avremmo saputo un beneamato fico secco se questa leggina fosse già stata in vigore? E chi glielo dice a Falcone che abbiamo rivoltato la legge La Torre come un calzino e che adesso lo Stato, benevolo e tollerante, restituirà i beni faticosamente confiscati ai mafiosi ai legittimi proprietari (i mafiosi medesimi) mettendoli in vendita all’asta? Chi glielo dice che il vero problema in Italia non sono le mani che armarono altre mani per fare a pezzi lui, la moglie e la scorta ma le fiction televisive che questa storia la raccontano, magari seminando qua e là qualche alito di penombra, qualche dubbio, qualche domanda ancora sospesa?

Insomma, come gliela cantiamo questa storia, domenica pomeriggio, quando ci raccoglieremo in compagnia dei nostri giulivi ministri in meditazione sotto l’albero di Falcone? In rima baciata? Ascoltando l’inno nazionale? E dove poseremo lo sguardo quando ci toccherà spiegare a Falcone che chi trattò la resa dello Stato, chi si rifiutò di perquisire il covo di Riina, chi protesse per lunghi anni la latitanza e i delitti di messer Provenzano sta ancora al posto suo, fedele servitore di uno Stato che non è più il nostro? Ci guarderemo la punta delle scarpe sperando che quel momento passi in fretta, che quest’anniversario del diavolo voli via e si porti dietro tutte le cose non dette, le verità non pronunciate, i pensieri indicibili, gli sgorghi di vergogna.

Anzi, no. Dovremmo fare come la giornalista Maria Luisa Busi che ieri in ufficio, sulla bacheca della Rai, ha attaccato la sua lettera di rinuncia a condurre il TG1: dice, semplicemente, che in quel telegiornale e nel modo in cui è diretto lei non si riconosce più. Se avessimo le palle, sull’albero di falcone domenica questo dovremmo appendere: le nostre parole di vergogna e di bestemmia, i lacerti di verità negata per diciotto anni, la pena per un paese che affoga nel ridicolo, che toglie la vita anche ai morti, elogia i corrotti, premia i mafiosi, tiene al governo i camorristi e intanto canta felice meno male che Silvio c’è.

Claudio Fava


http://www.sinistraeliberta.eu/vetrina/e-adesso-chi-lo-dice-a-falcone

sabato 22 maggio 2010

Legge 194, donne in piazza per festeggiare 32 anni di lotta


"A 32 anni dall'entrata in vigore della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza difendiamo la nostra libertà di scelta". Così i collettivi di donne fanno sentire la loro voce, pronte a scendere di nuovo in piazza. L'appuntamento è per sabato 22 maggio a Trastevere, in piazza Trilussa, per una festa di compleanno da celebrare insieme. A darsi appuntamento sono i collettivi di donne, femministe e lesbiche, associazioni e donne singole che ricordano quanto ancora sia importante lottare per i diritti delle donne.

Sarà una festa - assicurano le organizzatrici dell'evento - ma anche un "momento di riflessione e di lotta contro i continui attacchi di chi vuole le donne precarie, disoccupate, imprigionate in casa e ridotte a meri contenitori di gravidanze". E concludono: "Nessun compromesso politico sul corpo delle donne".

L'iniziativa del 22 maggio lancia anche un altro messaggio: 'Benvenuta Ru486'. Le organizzatrici della manifestazione dicono basta a "chi afferma di difendere la vita e poi è pronto ai compromessi politici sui corpi delle donne; chi afferma di difendere la vita e poi la violenta nell'infanzia; chi afferma di difendere la vita e poi nega il diritto a lavoro, casa e asili nido; chi afferma di difendere la vita e poi la nega con la legge 40, quella sulla fecondazione assistita; chi afferma di difendere la vita e poi nega i diritti delle immigrate e degli immigrati e li rinchiude nei centri di detenzione; chi afferma di difendere la vita e poi promuove la guerra".



Fonte: http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/05/20/news/legge_194_donne_in_piazza-4213322/

giovedì 20 maggio 2010

Il 20 maggio di 40 anni fa nasceva lo Statuto dei lavoratori



Il 20 maggio di 40 anni fa nasceva lo Statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970, intitolata 'Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento'. Obiettivo di fondo dello Statuto, figlio di dure lotte sindacali guidate dagli operai a cui si aggiunsero i movimenti studenteschi del '68 sotto lo slogan "operai e studenti uniti nella lotta", era quello di tutelare la libertà e la dignità del lavoratore e sostenere la presenza dei sindacati sui luoghi di lavoro.

E' di Giuseppe Di Vittorio, nel 1952, la prima proposta di uno Statuto dei lavoratori che sarà poi realizzato da Giacomo Brodolini, che con lui era stato al vertice della Cgil nel 1955 come vicesegretario. Nominato ministro del Lavoro socialista nel secondo governo Rumor e fautore della riforma della previdenza sociale del 1969, dell'abolizione delle gabbie salariali e della modifica del collocamento contro il caporalato, Brodolini istituì una commissione nazionale per redigere una bozza di Statuto, alla cui presidenza nominò Gino Giugni.



Brodolini morì pochi giorni dopo aver presentato, nel giugno 1969, il disegno di legge elaborato dalla commissione. La legge n. 300 fu approvata a maggio del 1970, con l'astensione del Partito Comunista che, pur apprezzando la garanzia dei diritti costituzionali prevista per i lavoratori sul luogo di lavoro, lamentava l'esclusione delle tutele per i lavoratori delle aziende più piccole.


Lo Statuto dei lavoratori è la fonte normativa più importante, dopo la Costituzione, in materia di libertà e attività sindacale. In 41 articoli, divisi in 6 titoli, tutela la libertà e la dignità del lavoratore, la libertà e l'attività sindacale, e contiene norme sul collocamento e disposizioni penali.


La prima parte (articoli 1-13) è dedicata alla libertà e dignità del lavoratore e stabilisce: la libertà di opinione politica, religiosa etc, tutelando il lavoratore da discriminazioni dovute a ragioni ideologiche; il divieto di controllare a distanza i lavoratori e di utilizzare guardie giurate per vigilare sull'attività lavorativa; le modalità di svolgimento degli accertamenti sanitari sul lavoratore e le limitazioni di perquisizioni personali; la regolamentazione del potere disciplinare.


Il titolo II (articoli 14-18) ha la funzione di garantire il rispetto delle libertà sindacali, riconosciuta in linea di principio dall'articolo 39 della Costituzione. I titoli III e IV (articoli 19-32) contengono una serie di misure di sostegno delle attività sindacali, mentre il titolo V (articoli 33-34) è dedicato alle norme sul collocamento e infine ci sono le disposizioni finali e penali.



http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Sindacato/Il-20-maggio-di-40-anni-fa-nasceva-lo-Statuto-dei-lavoratori_416336094.html

sabato 15 maggio 2010

Mariarca e quel sangue che non scorre più


Mariarca Terracciano faceva l’infermiera. Aveva 45 anni. L’ospedale presso cui lavorava, l’ospedale San Paolo, nelle scorse settimane aveva deciso di non pagare gli stipendi.

Mariarca non si dava pace, considerava un’ingiustizia verso i lavoratori il taglio sugli stipendi. Così decide di protestare in un modo singolare: contro il mancato pagamento degli stipendi nella Asl Napoli 1 decide di togliersi 150 millilitri di sangue al giorno.

Per tre lunghi giorni Mariarca si toglie il sangue che scorre nelle vene. Fino al 3 maggio, quando decide di sospendere la protesta per non correre rischi.

Ma lunedì scorso – come riferisce oggi il quotidiano “Il Mattino” – è stata colta da un improvviso malore mentre si trovava al lavoro nel reparto di maternità dell’ospedale partenopeo. Dopo tre giorni di agonia per la donna non c’è stato nulla da fare . Il marito ha deciso di donare gli organi. Lascia due bambini di 10 e 4 anni. La sua singolare forma di protesta era finita anche su Youtube.

L’Asl Napoli 1, la più grande d’Italia, ha pagato con ritardo gli stipendi di aprile ai suoi 10mila dipendenti perché non c’erano più fondi a disposizione. Una vertenza che è stata sbloccata qualche giorno dopo, in seguito a numerose proteste. La donna, che aveva avviato anche lo sciopero della fame, era preoccupata per il mancato arrivo degli stipendi perché c’erano scadenze da fronteggiare, come il pagamento di rate di mutuo.

Non abbiamo nient’altro da dire.


http://www.sinistraeliberta.eu/vetrina/mariarca-e-quel-sangue-che-non-scorre-piu

venerdì 14 maggio 2010

SEL e Nichi alla Marcia Perugia-Assisi. Le info


Sinistra Ecologia Libertà, come già scritto, aderisce alla marcia della pace Perugia-Assisi di domenica 16 maggio. Per quanto riguarda la partenza saremo in compagnia di Nichi Vendola, portavoce nazionale di SEL.

L’appuntamento è alle ore 8 all’incrocio dell’arco di via san Girolamo, sotto il semaforo dalla parte di via San Domenico


I riferimenti sono il portavoce regionale Gigi Bori 3293811817 ed il portavoce provinciale Fabio Faina 3357214506.

Ecco il testo dell’adesione di SEL:

Sinistra Ecologia Libertà aderisce alla Marcia Perugia Assisi e riafferma il proprio impegno per la costruzione della pace e della giustizia tra i popoli. Proprio perché pensiamo che la pace non sia una declamazione di principio ma un progetto politico, crediamo sia importante sottolineare alcune problematiche di grande attualità a livello internazionale.

In un mondo oggi attraversato da conflitti decennali, quali quello in Medio Oriente, o da una guerra devastante come in Afghanistan, l’opzione della pace non può non essere al centro delle iniziative e delle priorità di chi ha a cuore la pace. La recente vicenda che ha visto coinvolti operatori italiani ed afghani di Emergency dimostra che in quel paese ogni testimone è di troppo, e che senza verità quel popolo non potrà mai avere né pace né giustizia.

Sinistra Ecologia Libertà ritiene importante impegnarsi per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan, come segnale di rottura per aprire una prospettiva diversa per la soluzione del conflitto, che veda un protagonismo nuovo delle Nazioni Unite, e la fuoriuscita della NATO dal quel teatro di guerra.

A tal fine SEL chiede che il governo italiano, contestualmente al disimpegno militare del nostro Paese, avvii una forte iniziativa diplomatica al fine di giungere ad una soluzione negoziata del conflitto, ed al rafforzamento della presenza civile e disarmata nel paese.

Non si può poi tacere sul dramma che continua ad affliggere il popolo palestinese, un dramma ormai relegato solo all’emergenza umanitaria. Crediamo sia invece essenziale rilanciare un’iniziativa a tutto campo volta a rimettere al centro i diritti e la dignità del popolo palestinese, riattivando canali di mediazione propri della diplomazia internazionale, anche sulla scia delle iniziative dell’Amministrazione Obama che hanno riacceso i riflettori sul conflitto e sulle responsabilità del governo israeliano. Altrettanto importante è la costante iniziativa dal basso. Accanto a ciò la comunità internazionale si dovrà adoperare per dare pronta applicazione delle raccomandazioni del Rapporto Goldstone e delle 5 risoluzioni del Consiglio ONU sui Diritti Umani.

Crediamo che oggi le prospettive di disarmo nucleare siano maggiori che in passato e per questo chiediamo che l’Italia faccia la propria parte, chiedendo lo smantellamento immediato delle testate nucleari tattiche americane ancora presenti sul territorio nazionale, e sostenendo a livello internazionale la Convenzione internazionale su disarmo nucleare, oltre alla creazione di una zona libera da armi nucleari in tutto il Medio Oriente, Israele ed Iran inclusi.

Mentre miliardi di dollari vengono spesi per le armi (l’Italia oggi vede la sua spesa militare e le sue esportazioni di armi crescere a livelli record), o per il salvataggio di banche ed istituti finanziari che con le loro attività speculative hanno contribuito alla grave crisi finanziaria attuale, i fondi destinati alla cooperazione sono ad un minimo storico.

La riduzione delle spese militari assieme ad un ripensamento della cooperazione, dei suoi strumenti, e del ruolo dei soggetti pubblici e privati, crediamo siano altri imperativi imprescindibili, assieme alla costruzione di soluzioni giuste ed eque al problema del debito internazionale e del debito ecologico.

Da Cochabamba i movimenti sociali chiedono giustizia climatica, ed il riconoscimento dei diritti della Madre terra. Crediamo che questo appello non possa rimanere inascoltato, e siamo certi che attraverso il riconoscimento del debito ecologico e climatico da parte dei paesi ricchi del mondo si possa anche costruire una politica di prevenzione nonviolenta dei conflitti, oltre che sostenere una riconversione del modello di sviluppo.

Con queste proposte e queste intenzioni SEL aderisce alla Marcia Perugia Assisi, e riafferma il suo impegno a lavorare assieme a tutti i movimenti pacifisti e per un “altro mondo possibile” per costruire la pace, attraverso la giustizia sociale, economica ed ambientale.

Il Forum politiche internazionali di Sinistra Ecologia Libertà

lunedì 10 maggio 2010

Tyrannybook: il social network dei tiranni


Tiranni di tutto il mondo e violatori di diritti umani, tutti insieme in un nuovo social network ideato dalla Leo Burnett per conto di Amnesty International Portugal. Un luogo virtuale dove gli iscritti possono sia candidare la presenza di nuovi tiranni sia discutere direttamente sui profili di quelli già esistenti. Al momento ce ne sono 10, anche perchè la prima versione del sito è stata lanciata da pochi giorni ed è ancora in via sperimentale, presto Amnesty creerà altri profili, anche in virtù delle reazioni degli iscritti stessi.


Ecco i tiranni attualmente presenti: Robert Mugabe of Zimbabwe, Omar Al-Bashir of Sudan, Kim Jong Il of North Korea, Than Shwe of Myanmar, Hu Jintau of China, Mahmoud Ahmadinejad of Iran, Thomas Lubanga Dyilo of the Democratic Republic of Congo, Radovan Karadzic of Serbia, Aleksandr Lukashenka of Belarus and Ramzan Akhmadovich Kadyrov of Chechnya.


http://www.tyrannybook.com/



FONTE: http://www.bloguerrilla.it/2010/05/06/tyrannybook-il-social-network-dei-tiranni/

mercoledì 5 maggio 2010

L'ambasciatore di Obama loda Vendola


Forse Nichi Vendola, come maliziosamente ha rilevato Massimo D'Alema, non sara' "l'Obama bianco" capace di rilanciare la sinistra italiana, ma all'amministrazione Usa non è sfuggita la performance elettorale del confermato governatore della Puglia. Così, nell'incontro privato a Villa Taverna, l'ambasciatore Usa a Roma, David H. Thorne, lunedì scorso, ha sottolineato di essere rimasto colpito dagli strumenti utilizzati in campagna elettorale da Vendola: dalla posta elettronica a Internet, dai video messaggi alla mobilitazione dei volontari.

Una scelta di mezzi e un'intuizione politica, ha fatto notare l'ambasciatore al leader di Sinistra ecologia liberta', non molto diverse da quelle che hanno consentito allo stesso Obama di concludere con successo la sua scalata alla Casa Bianca, dalle primarie alle presidenziali. Un 'feeling', quello tra l'ambasciatore del primo 'Presidente nero' degli Usa e il governatore Vendola, che potra' presto consolidarsi, quando nelle prossime settimane il rappresentante dell'amministrazione Usa si rechera' proprio in Puglia per un periodo di vacanze.


FONTE: http://www.affaritaliani.it/politica/ambasciatore_obama_vendola_campagna_elettorale050510.html

martedì 4 maggio 2010

Il Vendola-bis comincia con la trasparenza: via libera all’anagrafe degli eletti


Si apre all’insegna della trasparenza il secondo mandato di Nichi Vendola alla guida della Giunta Regionale della Puglia.

La Giunta, infatti, su proposta del neoassessore alla Trasparenza Nicola Fratoianni (Sel), ha approvato l’istituzione dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati. Il provvedimento entrerà in vigore subito per gli esterni nominati in Giunta. Per gli eletti, invece, occorrerà una modifica legislativa.


Ci sarà, quindi, più trasparenza sulla situazione patrimoniale, sui compensi, e sulle attività economiche di chi ha responsabilità politiche nella nostra Regione. Il provvedimento, come ha spiegato l’Assessore Fratoianni, consentirà alla Popolazione di conoscere, oltre ai dati sugli stipendi degli Assessori (che già sono disponibili sul sito della Regione Puglia), anche il loro patrimonio all’inizio, alla fine e durante il mandato, più le eventuali donazioni ricevute.

E l’Assessore ha annunciato: “proporremo di estendere l’iniziativa anche a tutti i Consiglieri Regionali”.

Vendola, quindi, riprende con gli stessi “cavalli di battaglia” con cui aveva lasciato. Dall’acqua pubblica alla trasparenza. In attesa che il Consiglio sciolga nodi di altro tipo, la Giunta è già tornata al lavoro.

(Al.Ce.)


FONTE:http://www.linkredulo.it/politica/1053-il-vendola-bis-si-apre-con-la-trasparenza-via-libera-allanagrafe-degli-eletti.html

Con Anvi Er

La Fabbrica di Nichi sostiene la causa di Anvi Er, giornalista e intellettuale turco, attualmente ospite del Centro Accoglieza Richiedenti Asilo di Bari, in attesa di pronuncia da parte del Tribunale di Bari dopo il rigetto della sua richiesta di asilo da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.

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http://www.nichivendola.it/